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| Argomenti | categoria corrente: farmacologia clinica | |
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LA FARMACOLOGIA Per farmacologia clinica si intende tutto ciò che riguarda il farmaco dalle sue origini alla sua somministrazione; il farmaco infatti ha una storia molto travagliata, in quanto le varie molecole vengono prima di tutto riconosciute, poi testate variamente prima di essere utilizzate nell’uomo. La sperimentazione non si esaurisce nella fase iniziale di studio, continua nella pratica clinica, tutti i giorni una volta che il farmaco entra in commercio viene poi testato sull’uomo. Farmaci
di largo uso e di largo consumo, tipo il bactrim, solfamidici, antibiotici,
antinfiammatori, dopo tanti anni dal loro uso hanno registrato degli effetti
tossici. La
talidomite stessa, veniva impiegata in gravidanza per diminuire gli spasmi
addominali, quindi per placare gli stati di vomito nella donna gravida; però
dopo diversi anni, si registrarono moltissimi casi di bambini nati
focomelici, quindi nonostante nella pratica clinica si fosse dimostrato un
farmaco teratogeno, di fatto arrecò parecchi danni e venne giustamente
ritirato dal commercio. Per
dire che quando un farmaco viene introdotto nei normali canali di
distribuzione certamente è super verificato, però qualcosa può sempre
sfuggire a questa verifica iniziale. Verifica
che poi ha un termine assai preciso: autorizzazione ed immissione in
commercio. Un
farmaco deve essere autorizzato per essere prodotto e per poter esser messo
in commercio. Sono
i singoli stati e le singole autorità preposte dai vari stati, in Italia il
Ministero della Sanità e l’Istituto Superiore di Sanità, che sono
garanti dell’efficacia terapeutica e del poco effetto tossico di un
farmaco. Quindi
ci deve essere una sorveglianza continua e costante che viene definita
farmaco – vigilante, con regole ben precise. Per
farmaco, invece, intendiamo una qualunque sostanza che sia in grado
di interagire con le nostre cellule, quindi con un substrato vivente,
innescando una risposta. Ciò
non è proprio così; il senso del farmaco è molto più ampio, non è
soltanto quella specialità medicinale da cui ci aspettiamo un risultato
terapeutico, benefico, è una sostanza che interagisce, producendo un effetto
positivo o negativo, ma pur sempre un effetto. Non
può non avere effetti, ad eccezione nel caso in cui viene somministrato in
concomitanza con un altro farmaco che ne annulla l’effetto. Se
un dato farmaco produce un effetto positivo, questo verrà studiato,
verificato per vedere se è un effetto terapeutico, perché è vero che
produce un effetto positivo, però magari non è efficace per poter avere un
effetto terapeutico, in grado cioè di prevenire o comunque curare uno stato
patologico. In
questo caso ha pertanto un effetto benefico ma inefficace. Può
avere, come già detto, un effetto negativo, cioè tossico e dannoso,
che va studiato in modo preciso per annullarlo, migliorarlo oppure
abbandonare il farmaco perché poco maneggevole. La
farmacologia è una grande scienza che studia il farmaco, si ridimensiona e
si verificano al suo interno delle branche precise: La
tossicologia e la farmacoterapia. La
tossicologia è quella parte della farmacologia che studia gli effetti
tossici di un farmaco, che sono molto importanti da studiare, come detto
prima. La
farmacoterapia studia invece gli effetti terapeutici delle sostanze
dette farmaco, ed è quella che a noi ci interessa di più. Nell’ambito della farmacoterapia abbiamo viceversa due grosse branche: §
La farmacocinetica; §
La farmacodinamica. Sono
due termini importanti, che si devono conoscere, perché sulla base di
questi studi si basa la capacità di conoscere e capire l’attività di un
farmaco che poi viene somministrato nell’uomo. La
farmacocinetica (dove cinetica = movimento), si occupa del movimento del
farmaco all’interno dell’organismo, quindi studia le diverse fasi una
volta che viene introdotto nel nostro organismo. Queste
fasi sono: §
L’assorbimento; §
La distribuzione; §
La trasformazione; §
L’eliminazione. Una
volta assorbito il farmaco si distribuisce, poi viene trasformato e alla
fine eliminato, dopo che ha svolto la sua azione. La
Farmacodinamica studia, invece, l’effetto del farmaco, come
agisce una volta assorbito, distribuito e come viene a contatto con un sito
attivo nel luogo dove svolge la sua azione. La
Farmacodinamica studia come il farmaco svolge la sua azione, la sua
interazione col sito attivo a cui si lega. Adesso
entriamo nel dettaglio e vediamo i processi che sono legati al movimento del
farmaco nel nostro organismo. Qualunque
sia la sua modalità di somministrazione, e ce ne sono diverse, il farmaco
per poter agire deve venire a contatto con il recettore presente sul sito
attivo dell’organo bersaglio. Come
detto prima, abbiamo vari passaggi: deve essere assorbito, distribuito,
trasformato ed eliminato. Tutte
queste fasi sono soggette al suo passaggio attraverso le membrane, a meno
che non sia introdotto direttamente in circolo (lo abbiamo con la
somministrazione endovenosa). A
seconda di come è formata la membrana, ci saranno dei processi di
assorbimento, di passaggio e di distribuzione ben diversi. Le
membrane cellulari sono costituite da un doppio strato lipidico,
separato da uno strato proteico; le catene carboniose idrofobe siano
tutte messe in modo da formare uno strato continuo rivolto verso
l’interno, diversamente dalla parte idrofila che è rivolta verso
l’esterno. Questa
particolarità della membrana cellulare rende quindi molto facile il
passaggio alle sostanze lipofile e non ionizzanti. Alterando
queste caratteristiche di ionizzazione del farmaco, quindi la sua solubilità,
si facilita oppure si rende più difficile il passaggio attraverso le
membrane. La
membrana cellulare, avendo queste caratteristiche, rende facilmente solubili
le sostanze liposolubili e non quelle sprovviste di carica elettrica (ad es.
na+, cl-…). Quali
sono i processi che permettono il passaggio attraverso le membrane? I
processi più semplici sono quelli di filtrazione e di diffusione. Che
vuol dire filtrazione? Quando
voi fate un infuso e poi lo filtrate, voi vedete che fate passare attraverso
un colino le sostanze presenti nella soluzione. Allora
succede che i fori del colino fanno passare soltanto acqua e le sostanze
disciolte, mentre invece foglie, semi, … vengono trattenute dall’altra
parte. Allora
se la membrana cellulare è costituita da pori di diametro più o meno
grande, lascerà passare con la filtrazione l’acqua, le sostanze in essa
disciolte (idrosolubili) e quelle di piccole dimensioni. Tra
le sostanze liposolubili, quelle cioè che non si solubilizzano in
acqua, passeranno le
molecole che sono molto più piccole, minori del diametro dei pori della
membrana. Non
passeranno le molecole di grande dimensione. La
membrana cellulare divide due comparti, attraverso cui passeranno secondo
vari processi le molecole. Nella
filtrazione il passaggio sarà permesso fino al raggiungimento di un
gradiente di concentrazione, fintantoché le sostanze avranno una
concentrazione uguale da una parte e dall’altra. La
diffusione passiva è un altro processo di passaggio attraverso la
membrana, e si ha anch’essa fino ad equilibrare il processo, ossia finché
la concentrazione all’interno della cellula sia uguale alla concentrazione
all’esterno. E’
un passaggio che non comporta dispendio di energia, in funzione soltanto del
gradiente di concentrazione. Ma
le sostanze più grandi non passano mai? E quelle dissociate? Passano
anch’esse, però con altri processi che comportano un
dispendio di energia. Uno
di questi è il trasporto attivo, che avviene mediante dei trasportatori
(carrier); sono delle molecole particolari che si caricano di queste
sostanze, le trasportano all’interno delle cellule mediante un processo
attivo che richiede un dispendio di energia. Una
volta trasportate all’interno ripassano dall’altra parte, pronte per
un'altra attività. Qui
la differenza di concentrazione non c’entra affatto, tant’è
che molte sostanze passano dall’altra parte del comparto anche
contro il gradiente. E’
un trasporto saturabile, ad un certo punto infatti, queste sostanze non
possono essere più trasportate, non perché non sia più possibile lo
spostamento per un motivo osmotico, ma per il fatto che i carrier sono tutti
impegnati con altre molecole. E’
l’unico limite di questo tipo di trasporto. Oltre
ad essere saturabile è anche molto selettivo. I
carrier sono trasportatori, delle molecole che hanno una forma
tridimensionale, complementare alla molecola che si deve attaccare ai siti
attivi. Non
tutte le molecole possono essere trasportate, perché appunto non possiedono
tutti i siti attivi complementari al carrier. La
pinocitosi, invece, serve ad inglobare una molecola liposulubile (che
si può sciogliere nei lipidi di membrana) di grandi dimensioni, difficile
da potersi trasportare in altro modo. Il processo avviene tramite un’estroflessione della membrana cellulare che forma un vacuolo, ingloba la molecola e la trasporta all’interno della cellula dove si dissolve. Poi
c’è la diffusione passiva, che può essere facilitata (avviene
tramite trasportatori e secondo un gradiente di concentrazione) e semplice
(dovuta ad uno scambio osmotico attraverso la membrana). Nella
diffusione semplice arriva il farmaco in forma libera, passa fintantoché si
raggiunge l’equilibrio. Vediamo
ora le varie fasi del farmaco all’interno dell’organismo. Un farmaco si dice assorbito quando è penetrato nel torrente circolatorio. La
via di somministrazione che fa saltare a piedi pari questa fase è quella
endovenosa, perché inietta direttamente nel sangue il farmaco. L’assorbimento
è importante per capire quanta dose di quel farmaco è necessaria da
somministrare, affinché la quantità attiva terapeuticamente raggiunga il
sito d’azione. Lo
studio della dose efficace è molto importante; a volte la dose
necessaria di una data sostanza sarebbe troppo eccessiva, quindi si
arriverebbe ad un effetto tossico. Una
sostanza per poter essere considerata efficace deve essere pertanto maneggevole,
si deve cioè dosare nel modo adeguato senza provocare l’effetto tossico. Altre
caratteristiche dell’assorbimento sono: la forma farmaceutica e il luogo
di somministrazione. Quest’ultimo fattore si capisce dal fatto che il ph, ossia la concentrazione degli ioni h+, è estremamente alto nello stomaco e basso nell’intestino; pertanto modifica molto le caratteristiche di solubilità del farmaco. Va
anche considerato se l’organo dove viene a contatto il farmaco è tanto
vascolarizzato o no: nel primo caso l’assorbimento viene facilitato. Molto
anestetici vengono associati con un vasocostrittore come adrenalina,
impedendo un’assorbimento sistemico e lasciandolo agire nel punto in cui
è iniettato. Il
massaggio effettuato dopo un iniezione intramuscolare, ha lo scopo di
favorire un maggior assorbimento e richiamare più sangue in modo da
favorire una vascolarizzazione maggiore. Vediamo
ora le varie fasi della distribuzione. Nella
somministrazione orale, in confronto alla terapia endovenosa, il
farmaco deve faticare un pò prima di raggiungere il suo sito d’azione. Questa
fatica comporta anche la perdita di un pò di sostanza, una parte non
attraversa le membrane, un’altra subisce l’azione dei processi
enzimatici presenti nell’organismo. Pertanto
da una dose iniziale di un gr, la reale disponibilità è molto ridotta. Con
questo tipo di somministrazione, che è la più semplice, economica, sicura
e traumatica, bisogna somministrare una dose maggiore per aver l’effetto
terapeutico. C’è
una perdita del farmaco a più livelli, per esempio già nella bocca si ha
la prima fase di degradazione, mentre nello stomaco avviene la perdita più
significativa, a causa della presenza dei succhi gastrici (a digiuno il ph=2). L’assorbimento
avviene poi al livello dell’intestino tenue, per mezzo dei villi
intestinali, che hanno la funzione di aumentare in modo notevole la
superficie di contatto. Una
volta assorbiti vengono trasferiti attraverso la vena porta al fegato, dove
subiscono dei processi di degradazione ed avviene un ulteriore perdita prima
del passaggio nel torrente circolatorio. Bisogna
agire in qualche modo affinché il farmaco non sia attaccato dai succhi
gastrici e a sua volta non attacchi la mucosa gastrica. Allora
si studiano varie possibilità, tra cui rivestire la compressa in modo tale
che non venga attaccata in ambiente acido. L’acido acetil salicilico, o comunemente chiamata aspirina, esiste in numerose forme farmaceutiche, che le permettono la sua assunzione. Diciamo
che la compressa è una sostanza compressa tramite normali
macchinari, in una forma facilmente assumibile e deglutibile. Poi
esistono le compresse effervescenti, che non vanno deglutite
immediatamente ma sciolte nell’acqua o con aggiunta di bicarbonato. Questa particolarità elimina il processo di disgregazione nello stomaco, eliminato dalla solubilità della compressa in acqua; diminuisce il contatto del farmaco con la mucosa gastrica, perché è più diluito. Poi
abbiamo le compresse confettate o confetti, rivestite da sostanza
zuccherina che ha la funzione di favorire la deglutizione in caso di
sostanze amare. Ad
esempio le sostanze lassative vengono confettate, in quanto sgradevoli,
amarissime, non potrebbero essere assunte sotto forma di normali compresse. Citiamo
anche la compressa gastro - resistente, tipica dell’aspirina, che
contiene una sostanza corrosiva nei confronti dello stomaco ed è ricoperta
di una sostanza non solubile in ambiente gastrico, bensì in quello basico
dell’intestino. Poi
abbiamo un altro tipo di compresse, quelle a rilascio prolungato:
citiamo ad esempio la nifedipina adalat, un farmaco cardiovascolare molto
utilizzato, che viene assorbito su una matrice che lo rilascia lentamente
nell’arco di circa 8 ore. Queste compresse a rilascio prolungato dopo esser disgregate nello stomaco ed assorbite, vengono rilasciate in modo continuativo; alcuni avranno effetto nell’ambito delle 24 ore e per questo vengono assunte solo una volta al giorno. Questa
particolarità è dovuta alla matrice dove sono assorbiti; rilascia piccole
quantità di sostanza in modo tale che il suo livello nel sangue resta
costante per un tot di ore. Altri
farmaci si trovano in commercio sotto forma di gocce, soluzioni, sciroppi
ecc… Ma
tra le compresse c’è anche la capsula, che ha un involucro di
cellulosa e una parte interna che contiene il farmaco che viene a contatto
con il sito attivo. Molti
farmaci si trovano sotto forma di compressa sublinguale, sfruttando
tale caratteristica di assorbimento così diversa, sotto la lingua ed
evitano la degradazione epatica e gastrica. In
questo caso il farmaco entra immediatamente nel circolo ematico. Questo
è importante, perché non lede lo stomaco, non viene degradato nel tratto
digerente, evita tutti quei processi enzimatici che ci sono e diviene subito
attivo. Questa
forma farmaceutica è usata per i farmaci cardiovascolari, tipo la
nitroglicerina, vari nitrati che sono usati per aumentare la dilatazione
delle arterie per permettere un maggior arrivo di ossigeno e di sangue al
cuore nei problemi di angina. Carvasin,
antidolorifici come fervene fast (veloce), sfruttano anch’essi
l’assorbimento nei capillari sottolinguali. Allora
tutti i farmaci potrebbero essere somministrati in questo modo? Lo
domanda è logica; ci sono tante controindicazioni, la prima è che la parte
deputata a quest’assorbimento è molto piccola, a differenza dei villi
intestinali. Ciò
fa pensare che possono essere somministrati in questo modo solo farmaci la
cui quantità è piccola e quindi possono essere assorbiti in piccola dose e
in piccola dose sono efficaci dal punto di vista terapeutico. Un
altro aspetto è che non devono essere sgradevoli per tenerli in bocca. La
somministrazione rettale invece viene utilizzata in tutti quei casi
in cui non è possibile quella orale, vale a dire nei bambini, persone in
stato di incoscienza… Qui l’assorbimento ha vari problemi: la superficie di assorbimento è minore rispetto al tubo digerente, poi non ci sono i villi intestinali e quindi la capacità è molto inferiore. Poi
subentrano dei processi di degradazione del farmaco notevoli ed
imprevedibili nella zona rettale, per cui non si può mai sapere quale sarà
la dose efficace sul sito attivo. Anche
la presenza delle feci, di batteri, la Temperatura Corporea, sono fattori
che agiscono negativamente sul processo. Si
può ricorrere anche alla via parenterale, che comprende: §
Somministrazione
per endovena; §
Somministrazione
per intramuscolo; §
Somministrazione
per sottocute. La
Somministrazione per endovena è più diretta, anche se è più
cruenta e per questo non è molto gradita e si ricorre solo nei casi di
effettiva necessità, sia a domicilio che in ospedale. La
somministrazione per intramuscolo è data dall’iniezione del
farmaco nel muscolo, dove penetrerà per diffusione nel torrente
circolatorio. Infine
la somministrazione per sottocute avviene nella zona sottocutanea, ed
è a più lento assorbimento rispetto ai primi, proprio per la differente
vascolarizzazione. Una
volta che sono arrivati nel plasma, vengono distribuiti per mezzo di alfaglobuline
e albumine, che sono proteine deputate al trasporto del farmaco. Da qui si capisce che è particolarmente importante la situazione patologica del paziente, in quanto una deficienza proteica influisce sul trasporto, sulla distribuzione e sull’arrivo in quantità necessaria al sito attivo. E’
importante la sua azione a scopo terapeutico, come ampiamente detto. I
legami con queste proteine devono essere labili, cioè dinamici; al momento
buono i farmaci devono essere ceduti al sito attivo laddove devono agire. C’è
quindi un dinamismo tra la quota legata alle proteine e quella libera del
farmaco. Man
mano che il farmaco viene utilizzato si dissocia dalle proteine e viene poi
liberato perché deve passare attraverso le membrane cellulari solo in forma
libera. Le
caratteristiche chimico - fisiche della molecola sono importanti per
favorire questo legame; il farmaco deve essere liposolubile e non ionizzato. La
distribuzione del farmaco è bloccata da due barriere: la barriera emato
- encefalica e quella placentare. Mentre
quest’ultima è facilmente attraversabile da quasi tutte le sostanze, la
prima è altamente selettiva, è difficilmente permeabile dai farmaci e da
altre molecole. Si
capisce il perché in gravidanza sia sconsigliato l’uso di quasi tutti i
farmaci, proprio per i tanti effetti collaterali e le ripercussione che
possono avere sul feto. La
barriera emato-encefalica è facilmente permeabile solo in caso di malattie
come meningite; in questo caso si sfrutta questa caratteristica per far
passare antibiotici per curare la patologia in atto. Un
altro processo che avviene nell’organismo è il metabolismo, cioè
la trasformazione del farmaco, attraverso il tratto gastro-intestinale. Non
riguarda la somministrazione per endovena; nel caso di iniezioni
intramuscolo, invece, una parte del farmaco giunge lo stesso al fegato, che
è la fucina di sistemi enzimatici che lo trasformano per renderlo meglio
assorbibile. I
processi maggiori di trasformazione sono quelli di idrolisi, ossidazione,
coniugazione (il farmaco viene unito ad un’altra sostanza), che lo
rendono più solubile o liposolubile, migliorando il suo passaggio. In
questa fase del metabolismo una parte del farmaco si perde, viene
trasformato in un metabolica inattivo e quindi eliminato come tale. La somministrazione di alcuni farmaci può aumentare il metabolismo; molti farmaci sono definiti induttori perché inducono, attivano il sistema enzimatico epatico, proprio per aumentare la trasformazione del farmaco. Alla
fine vengono escreti per via rettale e in misura minore tramite via
biliare, respiratoria, sudore. Nel
glomerulo del rene avviene la filtrazione, passano acqua e molecole
idrosolubili che vengono poi secrete in modo passivo (diffusione facilitata
o secrezione attiva con carrier), poi escrete. Nel
reme avvengono anche processi di riassorbimento. Vediamo
ora le interazione tra più farmaci. Sono
importanti nelle pratiche ospedaliere; nelle soluzioni fisiologiche o
glicosate si possono somministrare tanti farmaci. Bisogna
quindi sapere tra loro cosa fanno, perché si possono annullare negli
effetti, possono interagire provocando dei precipitati che sono
pericolosissimi o utili, quindi dobbiamo sapere che cosa mettiamo insieme. Non
è detto che dobbiamo prevenire ogni interazione, ma solo conoscerle. Qualche
volta si vuole non ottenere l’effetto sinergico perché può essere troppo
tossico per il paziente per la sua situazione patologica. L’interazione
tra due o più farmaci è detta farmacologia. Un’azione
antagonista si può sfruttare terapeuticamente; si usano meccanismi
d’azione di tipo recettoriale, in grado di bloccare i recettori. I
fattori che sono in grado di provocare interazioni tra farmaci sono: § Una
cattiva funzionalità epatica; § Una
cattiva funzionalità renale, in cui c’è un anomalia nel
filtraggio e circola più materiale tossico; § Bassi
livelli nel siero di proteine; § Cattiva
alimentazione, basti
citare che le tetracicline non possono essere somministrate con latticini o
calcio perché formano dei precipitati che inattivano la sostanza; Si
sa inoltre che in presenza di stomaco vuoto, diminuisce il contatto tra il
farmaco e la parete gastrica, e in caso di farmaci lesivi ciò non va bene. A
volte, invece, si vuole fare in modo che il passaggio del farmaco dallo
stomaco all’intestino sia più veloce possibile, per cui la presenza di
cibo rallenterebbe tale transito. Citiamo
infine i fattori dipendenti dal farmaco: §
Modalità di
somministrazione, a
seconda del modo, nella forma farmaceutica in cui è somministrato, rettale,
orale… § Intervalli
di somministrazione,
importanti per mantenere sul sito attivo la stessa concentrazione per
ottenere l’assorbimento.
•La
farmacologia è lo studio del farmaco dalle sue origini al suo impiego •La
farmacologia clinica studia i farmaci utilizzabili nella prevenzione,
nella diagnosi, nella terapia delle patologie che colpiscono l’uomo. Farmacocinetica Studia
i processi di assorbimento, distribuzione, trasformazione ed eliminazione
del farmaco. Farmacodinamica
Studia
gli effetti biochimici e fisiologici ed il meccanismo di azione. Con
la farmacologia studiamo i farmaci, ma non si fa un’elencazione dei
farmaci utili in quella determinata patologia, è lo studio e la verifica
del loro meccanismo d’azione, cioè come agisce per curare quella
patologia. Ogni
tappa del farmaco nel nostro organismo è importante, come la via di
somministrazione. E’
quindi qualcosa di diverso da quello che si studia in altre discipline,
quali fisiologia e anatomia patologica. Le
vie di somministrazione possono essere: •
Naturali: introducono il farmaco nell’organismo tramite i naturali
orifizi, come tubo digerente, apparato respiratorio, vie cutanee, mucose
accessibili, via nasogastrica. •
Artificiali: sono le vie cruente come la via intradermica,
sottocutanea, intramuscolare ed endovenosa. •
Altre vie particolari, sempre artificiali: intratecale (dentro la
teca della dura madre), endoarteriosa, intracardiaca, endomidollare ossea,
epidurale ecc. Quest’ultime
vengono utilizzate soltanto durante interventi chirurgici o comunque per
interventi specialistici. Le
vie di somministrazione
sono in diretto contatto con la forma farmaceutica. Il
farmaco viene confezionato in una determinata forma a seconda di quale sarà
la via di somministrazione a cui è destinato. La
forma farmaceutica e la via di somministrazione devono essere scelte tenendo
conto di numerosi criteri tra cui i più importanti sono: •
Capacità del paziente di seguire un determinato schema posologico (la sua compliance),
quindi se il paziente non è capace di intendere e di volere non potrà mai
assumere da solo delle compresse ad una data ora. Va quindi scelta la forma
farmaceutica adatta da seguire. •
La presenza di situazioni fisiologiche e/o patologiche,
bisogna tenere conto della situazione renale, gastrica e epatica, di tutti
gli organi deputati al metabolismo e l’eliminazione del farmaco. In caso
di lesioni gastrica o lesioni rettali adotteremo una forma farmaceutica
piuttosto che un’altra. Vedi
schema sulle vie di somministrazione. A
seconda delle varie vie di somministrazione, sarà diverso il destino del
farmaco. Attraverso
la via orale (la più comoda ed utilizzata) il farmaco arriva
all’intestino e poi al fegato tramite la vena porta, una fucina di sistemi
enzimatici, deputati alla trasformazione delle varie sostanze: avvengono i
processi di coniugazione, idrolisi, ossidazione, il metabolismo attivo di
questi farmaci, quindi una loro dose viene trasformata in metaboliti che
sono già inattivi e in parte tramite la bile vengono eliminati. Una
quota, circa il 45% viene degradata a livello epatico ed eliminato con la
bile; l’altra parte ritorna in circolo, arriva al cuore e poi viene
portato ai tessuti. Diversa
è l’introduzione attraverso la via intramuscolare direttamente nei
tessuti; da qui va in circolo e solo in un secondo momento arriva al rene e
viene eliminato con le urine o arriva al fegato per essere escreto con le
feci o tornare in circolo. Quale
delle due vie di somministrazione
da una biodisponibilità del farmaco maggiore? Senz’altro
quella che viene meno degradata, cioè quella intramuscolare. Poi
abbiamo la via endovenosa, dove non avviene nemmeno il processo di
assorbimento, biodisponibilità quasi totale, maggiore anche della via
intramuscolare perché va direttamente in circolo, non passa neanche per i
tessuti ed è trasportano direttamente nel sangue nel sito d’azione. La
biodisponibilità
è quasi totale perché una volta arrivato al cuore innesca la circolazione
polmonare dove avvengono dei fenomeni di degradazione, anche se in piccola
quantità. La
via inalatoria raggiunge il polmone e va verso il rene per esser
eliminata e verso il fegato, mentre una parte va direttamente in circolo. La
farmacocinetica è importante perché si deve capire quanto farmaco arriva
nel sito d’azione e quant’è ancora disponibile, quindi efficace. Ora
vediamo le caratteristiche di una somministrazione per via orale. Distinguiamo
varie forme farmaceutiche, perché un farmaco può trovarsi in commercio in
più forme. Accanto
è indicata la fase a cui quella data forma farmaceutica è soggetta
nell’organismo. Confetti,
compresse vanno incontro a disagreggazione, cioè le molecole di
confetti e compresse si disaggregano tra loro, ossia si allontanano tra
loro. Molte compresse vengono micronizzate, cioè rese praticamente
piccolissime, inglobate in piccoli granuli che separano le molecole tra di
loro. Nel momento in cui viene deglutita questa compressa (o confetto), i
granuli si sciolgono e si preparano alla disgregazione. Capsule,
polveri vanno incontro a disgregazione, per facilitare la dissoluzione.
In questa fase si incominciano a sciogliere gli eccipienti e polvere, prima
di dissolversi. Le
sospensioni sono
sottoposte a dissoluzione, cioè si solubilizzano nel liquido o nelle
secrezioni proprie come gastriche dello stomaco. Soluzioni,
invece, vanno incontro a degradazione, poi successivamente
nell’ordine: 1.Diffusione. 2.Assorbimento. 3.Metabolismo
di primo passaggio. 4.Ingresso
in circolo. Le
capsule non vanno a disaggregarsi perché già sono in una fase avanzata. Le
sospensioni sono farmaci non completamente sciolti nel loro liquido, quindi
sono in forma solida in un liquido. Le
soluzioni sono invece delle forme liquide in un liquido. Hanno il vantaggio
che non subiscono vari processi, ma bisogna precisare che non tutti i
farmaci si possono utilizzare in questa forma farmaceutica perché non tutti
sono solubili o buoni di sapore da essere presi con facilità. La
degradazione è quella fase in cui la molecola ormai sciolta viene degradata
dai sistemi enzimatici presenti sulla parete intestinale da permettere il
processo della diffusione. Una
volta diffuso può essere assorbito e trasportato attraverso il
sistema portale al fegato, dove viene trasformato. Il
primo passaggio epatico avviene direttamente dall’intestino al
fegato, il secondo dal circolo al fegato dopo averlo attraversato. Tutte
queste fasi dipendono dall’entità, cioè da quanto farmaco arriva
sul sito d’azione, e dalla sua rapidità. Ci
sono anche delle caratteristiche tipiche del paziente, quindi
dell’organismo: § Tempo
di svuotamento gastrico,
quindi tutte le patologie che lo influenzano cambiano l’entità e la
rapidità dell’ingresso in circolo. §Il
ph e le secrezioni digestive importante per la dissociazione
del farmaco. § Il
flusso sanguigno splancnico è importante, perché maggiore è
l’irrorazione del fegato, maggiore è la disponibilità del farmaco in
quel distretto. La
presenza di alimenti nello stomaco è molto importante perché può
interferire con l’assorbimento del farmaco. Alcuni farmaci vengono assunti
a stomaco pieno per non ledere le pareti gastriche, altri per favorire
l’assorbimento. La
presenza di alimenti nello stomaco non altera
significativamente l’assorbimento in modo diretto, cioè il fatto che il
cibo sia lì nello stomaco non favorisce il passaggio attraverso la
membrana, ma lo influenza indirettamente in quanto agisce: •
Sui tempi dello svuotamento gastrico, in quanto rimanendo più nello
stomaco ritarda l’assorbimento del farmaco. •
Sulla percentuale di farmaco che giunge già disciolto nel tenue. •
Se il farmaco è acido-labile, diminuisce la quota disponibile per
l’assorbimento; questo è un fatto negativo ovviamente, perché un suo
stazionamento nello stomaco riduce ancor di più la quota che passa
nell’intestino. •
Può favorire l’ingresso in circolo delle molecole che vengono assorbite
con meccanismi di trasporto attivo o di quelle per cui esiste una finestra
di assorbimento. In
caso di trasporti attivi, se il farmaco passasse velocemente
nell’intestino, solo una parte si legherebbe ai trasportatori, che non
sono illimitati e andrebbero a saturare i carrier. I
farmaci lipofili hanno un assorbimento ritardato rispetto agli idrofili se
ingeriti durante o dopo il pasto, perché devono dissolversi nei lipidi
della dieta, che vengono eliminati dallo stomaco circa 90 minuti dopo la
loro ingestione e questo è il tempo che farmaci liofili devono aspettare
per passare nell’intestino ed essere assorbiti. 20
minuti è il tempo di svuotamento per i glicidi, 30 per i protidi. L’assorbimento
nell’intestino è: •
È concentrazione – dipendente, più farmaco arriva
all’intestino, più farmaco viene assorbito e maggiore sarà la quota
disponibile sul sito attivo. •
È influenzato dal ph in cui l’assorbimento ha luogo, sempre per il
discorso della polarità di tali molecole, forme non dissociate diffondono
in modo più facile. •
È influenzato dall’attività motoria che determina rimescolamento
e progressione, che aumentano il tempo di contatto del farmaco con i villi
intestinali. Infatti l’aumento della peristalsi accresce la
biodisponibilità dei farmaci
il cui assorbimento è rapido. •
La presenza di quantità variabili di acqua nel duodeno condiziona la
dissoluzione di farmaci poco solubili, la concentrazione intraluminare e
quindi l’assorbimento quando esso dipende da gradiente di concentrazione. Le
compresse a rilascio
controllato vengono rilasciate secondo vari meccanismi. •
Cessione protratta: liberano una dose iniziale per raggiungere
immediatamente la concentrazione terapeutiche (la dose efficace) e
successive dosi per mantenere costante la concentrazione. E’ usata per
farmaci di pronto impiego (antipertensivi) •
Cessione controllata: senza la dose iniziale, sempre in quantità
costante (compresse di adalat). •
Cessione ripetuta: rilasciano una prima quota a livello gastrico
e la seconda a livello enterico. Si
realizza con sistemi diversi che impongono il divieto di manipolazione per
evitare una immissione in circolo eccessiva di farmaco. Fattori
che influenzano l’assorbimento: •
Dimensione dei granuli costituenti la compressa. •
Pressione esercitata per preparare la compressa, più
è forte la pressione, più sono aggregate. •
Eccipienti, che è la sostanza che viene mescolata insieme al farmaco
per dare forma al farmaco, altrimenti la dose sarebbe talmente piccola la
forma non potrebbe essere compressa. Le dà quindi la forma, un volume alla
sostanza da comprimere ma non ha nessuna attività farmacologia, è
farmacologicamente inerte, inefficace, come il lattosio. •
La quantità e la natura dei liquidi ingeriti con il
farmaco va ad agire sulla concentrazione e sulla
solubilità del farmaco, che facilitano l’assorbimento
o lo ostacolano. •
La motilità e le secrezioni digestive. •
Il flusso sanguigno splancnico influenza la quantità
di farmaco che va in circolo. •
Varie condizioni morbose, come lesioni gastriche. L’assorbimento
intestinale ha luogo nell’intestino tenue, cioè dove ci sono i villi
intestinali che aumentano la superficie di assorbimento, aumenta la
vascolarizzazione e la possibilità di passaggio attraverso le pareti dei
capillari del villo, con meccanismo di diffusione semplice o trasporto
attivo o pinocitosi. Nella diffusione semplice è importante: ·
la concentrazione; ·
il ph in cui
l’assorbimento ha luogo, diffondono facilemente molecole non polari; ·
La liposolubilità,
perché facilita la solubilità nei lipidi di membrana; ·
Le dimensioni
molecolari; ·
La polarità,
su cui incide il ph; ·
È influenzato dalla velocità
di transito; ·
La presenza di
quantità variabili di liquidi. La
biodisponibilità (disponibilità di farmaco per essere attivo) è la
quantità di farmaco immodificato che dalla sede di applicazione perviene al
circolo sistemico rendendosi così disponibile per raggiungere la sede di
azione. Si
è visto che attraverso il fegato e in misura minore nello stomaco si ha una
modificazione del farmaco, una parte viene cioè persa. Viene
espressa in percentuale. La biodisponibilità dei farmaci introdotti per
i.v. è di solito considerata pari a 100%, una piccola quota viene però
degradata attraverso il polmone. I
fattori che influenzano la biodisponibilità sono: § Malattie
digestive, le quali in
genere portano ad una ridotta biodisponibilità; § La
sofferenza epatica, perché comporta una ridotta capacità di
metabolizzare il farmaco sia nella fase di assorbimento sia dopo che il
farmaco è entrato in circolo; § Le
caratteristiche chimico-fisiche del farmaco stesso, tra cui la
dimensione molecolare, la liposolubilità, la polarità. La
clerance è indice della velocità di eliminazione di un farmaco, cioè
rappresenta
il volume (la quantità) di plasma depurato dal farmaco nell’unità di
tempo, un minuto di questo farmaco. La
clerance della creatinina è la quantità di plasma che viene depurato dalla
creatinina stessa in un minuto, indica quanto tempo ci mette il rene ad
eliminarla. La
dose di mantenimento è in funzione della clerance e rappresenta la
dose necessaria a mantenere una determinata concentrazione plasmatica
efficace. La
clerance è importante perché ci dice il tempo che deve passare tra una
dose e l’altra di un farmaco, dopo che si è depurati da quella sostanza. Non
si deve cadere nell’eccesso, cioè nell’accumulo di un farmaco, che può
portare ovviamente ad effetti tossici. Molti
farmaci vengono eliminati molto lentamente, cioè hanno un emivita
molto lungo (metà vita), cioè un alto tempo necessario affinché la
concentrazione plasmatica scenda a metà del suo valore. Per
evitare questo accumulo si può scegliere di non dare una compressa alla
settimana o utilizzare dosaggi inferiori. E’
chiaro che per certi tipi di farmaco che hanno tanti effetti collaterali, è
molto importante il monitoraggio, cioè sapere la sua concentrazione sierica,
quindi il suo livello, se siamo di fronte a fenomeni di accumulo, effetti
tossici. Si
può ricorrere ad un monitoraggio del farmaco in questi casi: §
È utile all’inizio
della terapia per facilitare la scelta della posologia. §
Durante trattamenti a
lungo termine per evitare accumulo. §
Quando non si ha
regressione e non ci sono ragioni plausibili. §
Ogni volta che
occorre verificare la compliance del paziente. E’
tuttavia indispensabile monitorarlo, quando i farmaci: §
hanno un basso indice
terapeutico; §
Presentano livelli
plasmatici molto variabili tra soggetto e soggetto. §
In presenza di
patologie renali e/o epatiche. §
Quando i rischi di
una somministrazione ripetuta sono elevati. §
Con digitalici,
antiepilettici, oppiodi, aminoglicosidici, antiaritmici, antitumorali,
aminofillina, sali di litio ecc., farmaci altamente tossici. Bisogna
far attenzione agli
errori di prescrizione. Ogni
prescrizione è una decisione impegnativa, perché si tratta di scegliere un
farmaco per curare quella data patologia : •
Si deve essere certi della reale necessità di prescrivere un
farmaco; •
Conoscere in modo esauriente le caratteristiche; •Adeguare
il trattamento alle condizioni del paziente, (renale, gastrica…); •
Valutare la compatibilità del farmaco con altri trattamenti in
corso, dopo aver accertato la necessità di continuarli; •
Tenere conto della forma farmaceutica e della posologia; •
Attuare un adeguato controllo clinico e di laboratorio; •
Essere pronto ad accettare la possibilità che i disturbi lamentati siano
provocati dal trattamento anziché da cause patologiche. A
volte i disturbi che lamenta il paziente sono legati al farmaco, una
controindicazione che subentra in relazione al farmaco. Attenzione
agli errori di somministrazione, bisogna tenere in considerazione le 5
regole del giusto: § Giusto
farmaco; § Giusto
paziente; § Giusta
ora (ritardare la somministrazione di un farmaco non è corretta); § Giusta
dose (tenendo conto che ogni farmaco ha la sua dose); § Giusta
via (ad esempio farmaci sottocute non vanno bene da somministrarsi
sottocute perché si vuole dare un assorbimento più lento, o farmaci per
endovena non possono essere somministrati con sostanze che diminuiscono le
irritazioni dell’iniezioni, a differenza degli intramuscolo); Principali
regole da
tenere in considerazione: 1.Prescrizione
scritta e leggibile del medico; 2.L’Etichetta
del farmaco va controllata almeno tre volte: •
Quando si preleva dall’armadio; •
Quando si somministra; •
Quando si ripone; 3.Osservare
le condizioni di conservazione; 4.Orario
di somministrazione; 5.Attenzione
ai calcoli di dosaggio; 6.Identificare
il paziente; 7.Igiene
durante la somministrazione; 8.Non
si devono distribuire farmaci senza etichetta o con etichetta illeggibile, e
tanto meno solo nel blister; 9.Se
trattasi di un farmaco orale, occorre aspettare che il paziente lo assuma e
non lasciarla sul comodino; 10.Registrare
dopo ogni somministrazione nella scheda
infermieristica; 11.Ogni
situazione particolare va riferita alla caposala e registrata; 12.Non
lasciare i medicinali incustoditi, specialmente in alcuni reparti, come
pediatria e psichiatria; 13.Non
assecondare continuamente le
richieste del paziente, che chiede spesso antidolorifici. La
somministrazione per via endovenosa ha le seguenti caratteristiche: §
Introduzione
diretta in circolo; §
Biodisponibilità
quasi totale dei farmaci; §
Possibilità di
raggiungere rapidamente le concentrazioni plasmatiche efficaci e se
necessario mantenerle con infusione continua, incannulando una vena profonda
o installando un catetere venoso permanente sottocutaneo quando
il volume è elevato e il trattamento prolungato Se
i farmaci vengono iniettati in bolo l’iniezione deve essere sempre
effettuata lentamente per evitare picchi di concentrazione plasmatica
potenzialmente tossici e facilita il legame con le proteine
plasmatiche). La
somministrazione per via intramuscolare ha queste caratteristiche: § Indicata
per i farmaci inadatti alla somministrazione orale perché acido-labili
(eccessiva degradazione ad opera del ph gastrico) o soggetti a rilevante
effetto di primo passaggio epatico; § Per
garantire l’osservanza della cura, dal momento che alcuni pazienti non
coscienti non possono garantire la somministrazione per via orale; § Per
un più rapido assorbimento e completo rispetto alla via orale. L’assorbimento
dei farmaci nel muscolo avviene per passaggio dall’interstizio cellulare
ai capillari sanguigni e linfatici: 1.Diffusione
semplice per i farmaci liposolubili; 2.Attraverso
i pori idrofili per quelli idrosolubili; 3.Pinocitosi. non
per trasporto attivo. La
velocità di
assorbimento è condizionata: 1.dalla
sede di iniezione (nel deltoide è più rapida che nel gluteo perché
è presente meno tessuto adiposo e più vasi); 2.dalla
vascolarizzazione della sede di iniezione (la via sottocutanea è
meno rapida della via intramuscolare perché ci sono meno vasi); La
biodisponibilità è
condizionata: 1.Dalla
solubilità e dal peso molecolare dei farmaci; 2.Dai
solventi utilizzati e dal volume iniettato. Somministrazione
sottocutanea.
Ha
meccanismi analoghi a quelli coinvolti nella via i.m. e un’assorbimento
più lento in ragione della minore vascolarizzazione. Anche
per la via sottocutanea l’assorbimento del farmaco dipende dal flusso
sanguigno e linfatico della regione interessata e risente perciò della
attività fisica. Dopo
un’attività fisica la vascolarizzazione aumenta e di conseguenza aumenta
l’assorbimento. La
somministrazione topica (sul posto, cioè sulla cute o sulle mucose)
si distingue in: §
Via percutanea:
applicazione del farmaco sulla cute; §
Via transmucosa:
applicazione sulle mucose. Caratteristiche
della somministrazione per cutanea: §
Utilizzata per
trattamenti di contusioni, mialgie, flebiti
superficiali; § Utilizzata con forme farmaceutiche a membrana o matrice che rilasciano il farmaco in modo controllato (cerotti transdermici di nitroglicerina..) evitando: § Somministrazione ripetute, grazie appunto ai cerotti; § Migliora l’osservanza del trattamento, dal momento che non si deve deglutire, ricordare…; §
L’attraversamento
della cute è reso variabile dallo spessore della cute, dalle affezioni
della cute; §
Non espone il farmaco
al fenomeno di primo passaggio epatico. La
somministrazione transmucosa consente:
§
Un’applicazione dei
farmaci sulle mucose: orale, nasale, congiuntivale, rettale, vaginale...; §
Ingresso in circolo
facilitato dalla ricca vascolarizzazione e ridotto spessore delle mucose; §
Biodisponibilità
simile a quella ottenibile per via parenterale. Assorbimento
sublinguale: • Vantaggio:
rapidità; • Condizioni
importanti: polarità sufficiente a permettere
una rapida dissoluzione ma non tanto elevata da ostacolare
l’attraversamento della mucosa; •
Svantaggi: necessità di mantenere in sede la compressa,
sapore. Assorbimento
nasale e congiuntivale: attenzione
alle conseguenze sistemiche indesiderate. Quando
si vanno ad utilizzare gli spray nasali (contengono decongestionanti come
adrenalina, noradrenalina..) sicuramente fanno bene perché vasocostringono
la mucosa e danno subito un senso di benessere e di respiro, però una
piccola quantità va in circolo e da effetti sistemici tra cui un aumento
pressorio, quindi vanno limitati negli ipertesi e cardiopatici. Quelle
congiuntivali hanno sempre un effetto sistemico. La
somministrazione rettale: §
Sostituisce la via
orale in pediatria; §
È utilizzata in caso
di nausea o vomito; §
È utilizzata per
farmaci acido-labili o di sapore inaccettabile; §
Per trattamento di malattie
locali. Ha
però i seguenti svantaggi: La
biodisponibilità non è prevedibile in quanto: 1.Il
retto è tappezzato da una mucosa priva di villi; 2.Il
plesso emorroidario è formato da tre vene (emorroidaria superiore,
media ed inferiore), solo una di queste va a finire nella vena portale e
quindi passa immediatamente al fegato, le altre due vanno a finire nella
vene cava inferiore e quindi vanno immediatamente in circolo; 3.Viene
facilmente irritato da medicamenti ed eccipienti; 4.È
popolato da flora microbica e contiene materiale fecale che
possono alterare il farmaco e l’assorbimento; 5.È
povero di liquidi questo tratto, quindi non è facile scioglier il
farmaco. La
via inalatoria ha queste caratteristiche: §
E’ utilizzata per i
farmaci destinati ad agire sull’apparato respiratorio; §
Utilizzata per gli anestetici,
i quali penetrano negli alveoli ed entrano immediatamente nel circolo
ematico per diffusione
semplice attraverso la membrana lipidica alveolare. I
gas anestetici sono anestetici sotto forma di gas. L’inalazione
è un liquido facilmente volatile, gli basta un piccolo rialzo della
temperatura. L’aerosol
è liquido non volatile ma viene sospeso nell’aria sotto
forma di minutissime
particelle, più piccole sono meglio riescono a penetrare negli alveoli e più
facilmente diffondono. |
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