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| Argomenti | categoria corrente: farmacologia clinica | |
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I FARMACI CARDIOVASCOLARI Sono farmaci che agiscono sull’attività del cuore e di tutto l’apparato cardiovascolare. Il cuore fisiologicamente è stimolato dalle catecolamine adrenergiche (adrenalina e noradrenalina) e dal sistema colinergico. Dall’attività di questi due sistemi e dalla loro regolazione tramite un meccanismo di feeback deriva l’attività fisiologica ed organica dell’apparato cardiovascolare. I primi farmaci che agiscono sull’apparato cardiaco sono i simpaticomimetici, che mimano l’attività naturale del simpatico:
Le catecolamine adrenergiche che vengono liberate nel sistema adrenergico vanno ad agire sui recettori α e βx; sul muscolo cardiaco esistono dei recettori β, la cui stimolazione provoca un aumento della contrazione, della velocità di conduzione ed una diminuzione del periodo refrattario. L’effetto delle catecolamine adrenergiche viene detto “inotropo positivo”. Sempre l’adrenalina e la noradrenalina vanno ad agire sui recettori α1 e provocano una distensione delle pareti arteriose ed un aumento della portata cardiaca in generale, in quanto la grossa quantità di sangue pulsata dal cuore è meglio accettata da una maggiore distensione delle arterie. I farmaci simpaticomimetici più comuni sono:
Poi ci sono i farmaci inotropi, tra cui citiamo:
L’azione dei farmaci inotropi è di provocare inotropismo, cioè aumento dell’attività contrattile del muscolo cardiaco. Non agiscono sui recettori β bensì sull’attività sistolica e riducono molto il potenziale d’azione, con conseguente rischio di fenomeni di fibrillazione atriale. Possono anche essere tossici e sono soggetti ad accumulo, proprio perché hanno un alto emivita nell’organismo ed il loro dosaggio deve essere molto accurato e va monitorata la terapia con questo farmaco. Poi abbiamo gli antiaritmici. Le aritmie si possono avere in diverse situazioni:
Diagnosticare il tipo di aritmia è importante per andare ad identificare il farmaco efficace in quel momento. Ogni battito prende origine dal nodo del seno dell’atrio destro, da cui si diffonde negli atri, arriva nel nodo atrioventricolare, e attraverso il fascio di his arriva ai ventricoli. Questo ritmo, definito sinusale (perché parte dal nodo del seno) si verifica attraverso un potenziale d’azione che comporta la successioni di varie fasi. Nella fase iniziale (definita 0) si ha l’apertura rapida dei canali del sodio, ed il sodio entrerà velocemente nella cellula; Nella fase 1 si ha una fuoriuscita immediata del potassio (apertura dei canali rapidi del potassio); Nella fase 2 si ha l’apertura dei canali lenti del calcio e del sodio, entra il calcio all’interno e predispone la cellula alla contrazione muscolare; Nella fase 3 c’è la fuoriuscita del potassio; Depolarizzazione e ritorno alla fase di riposo. Cloro, potassio, sodio e calcio sono gli elettroliti che stabiliscono il normale flusso elettrofisiologico che da luogo alla contrazione del cuore. Laddove ci siano alterazioni di queste fasi, si va ad agire con farmaci antiaritmici. Distinguiamo:
Ci sono poi i farmaci antianginosi. L’angina è una patologia dovuta ad una cattiva irrorazione del cuore, che richiede un maggior apporto di ossigeno tramite le arterie coronarie. E’ un disequilibrio tra la necessità di ossigeno da parte del cuore e l’impossibilità ad averlo. Si può agire in due modi:
Distinguiamo due tipi di angina:
I farmaci che si vanno ad usare sono:
Poi abbiamo gli antipertensivi. Si definisce iperteso un individuo con valori di pressione arteriosa superiore a 150 mmhg (sistolica o massima) e 80 mmhg (diastolica o minima). L’ipertensione è dovuta:
Si va ad agire con diversi farmaci:
A livello del tubulo prossimale sono i farmaci inibitori dell’anidrasi carbonica (ad esempio l’acetazolamide), una molecola che favorisce il riassorbimento del carbonato e del sodio; inibendo l’anidrasi carbonica si ha un’eliminazione maggiore di carbonato e di sodio. I farmaci che agiscono sul tratto ascendente del tubulo prossimale (furosemide, torasemide) interagiscono su cloro, potassio, sodio modificando il loro riassorbimento. Faranno passare il sodio dal distretto intracellulare allo spazio endoluminare, che richiamerà anche parecchia acqua per un passaggio osmotico. Hanno un’emivita molto breve, per questo la somministrazione deve essere ripetuta, e hanno caratteristiche di assorbimento diverse da farmaco a farmaco. La torasemide (si trova nei reparti con il nome di diuresix) viene assorbita più facilmente della furosemide (lasix). Poi abbiamo i diuretici tiazidici, che si utilizzano nelle situazioni croniche in associazione ad altri farmaci. Agiscono sulla parte iniziale del tubulo distale. Tra i farmaci che operano sul tubulo distale vi sono anche gli antialdosteronici. Sul dotto collettore agiscono i cosiddetti risparmiatori di potassio, che evitano quegli squilibri cardiaci che si possono avere con l’eliminazione del potassio in grandi quantità. Somministrando cloruro di potassio o farmaci risparmiatori di potassio (come lo spironolattone) si previene un po’ questo scompenso. Sono farmaci a debole azione, per questo vengono usati solo quando serve un’azione diuretica non eccessiva. Poi ci sono i diuretici
osmotici (mannitolo usato per gli edemi cerebrali) che facilitano il
passaggio dell’acqua per favorire un maggior equilibrio. Farmaci broncopolmonari L’obiettivo della cura delle malattie respiratorie è:
Sono vari gli stimoli capaci di provocare broncocostrizione. Qualunque sia la causa, è certo che la broncocostrizione è dovuta alla liberazione di mediatori. Questi mediatori sono: • Istamina, • Serotonina, • Acetilcolina, • Leucotrieni. Possono agire con meccanismo diretto o con meccanismo riflesso. Intanto diciamo che l’asma bronchiale può essere:
E secondo la causa che le genera può essere:
Caratteristiche dell’asma bronchiale:
C’è una duplice regolazione, dovuta alla presenza di recettori diversi sulla mast-cellula del basofilo. Ci sono alcuni recettori per l’acetilcolina, altri per le catecolamine. Un loro equilibrio regola una corretta respirazione; quando si altera per uno stimolo diretto o per una deficienza del controllo interno fisiologico, si ha una broncocostrizione e nel caso specifico asma. L’acelticolina attiva il sistema GMP (guaninmonofosfato) in cGMP (guaninmonofosfato ciclico) che provoca direttamente costrizione. Quindi l’acelticolina va a stimolare dei recettori che provocano costrizione a livello bronchiale. Invece la stimolazione simpatica dei recettori ß 2 attiva adenilciclasi, un altro enzima, che trasforma ATP in cAMP (adenosinmonofosfato ciclico) e: inibisce la liberazione di mediatori broncocostrittori (provoca il blocco della liberazione dei broncocostrittori); riduce la contrattilità innescata dal sistema actina-miosina diminuendo la concentrazione degli ioni Ca++. Agisce, cioè indiretto. cAMP è subito inattivato dalle fosfodiesterasi. L’asma estrinseca è di natura immunologica. L’antigene si attacca alla forchetta delle IGE presenti sulle pareti cellulari del basofilo e si ha un ingresso nella cellula di ioni calcio e di conseguenza una liberazione di mediatori quali istamina, acetilcolina che provocano la liberazione di cGMP che porta alla degradazione del basofilo e alla broncocostrizione. L’asma intrinseca è dovuta ad uno squilibrio del controllo fisiologico tra stimolazione colinergica e stimolazione simpatica. Una membrana cellulare ha vari recettori: le fibre colinergiche producono acetilcolina che va a stimolare i recettori gamma, specifici dell’acetilcolina, ne deriva l’attivazione della guanilciclasi che è quell’enzima che trasforma la GMP in cGMP; quest’ultimo provoca broncocostrizione. Sempre sulla membrana cellulare ci sono altri recettori che controllano questa attività: recettori ß2 adrenergici (delle fibre simpatiche), recettori H2 istaminici (stimolati dall’istamina) e recettori PGE1 prostaglandinici (delle prostaglandine). Questi recettori, se stimolati, attivano la guanilciclasi, un enzima che trasforma l’ATP in cAMP. Questo ultimo blocca la produzione e la liberazione di questi mediatori. I farmaci che si usano sono i broncodilatatori adrenergico:
Meccanismo di azione: stimolano i recettori ß2 e trasformano l’ATP in cAMP. Il loro problema è che sono dei broncodilatatori adrenergici, quindi sono mediatori del sistema nervoso adrenergico e agiscono a livello sistemico aumentando il battito cardiaco e della portata. Per questo motivo si cerca da sempre l’utilizzo di farmaci selettivi, che non diano effetti collaterali sull’organismo. Di questi farmaci ha una buona selettività il salbutamolo. Altri farmaci broncodilattori sono le Xantine metilate, tra cui ci sono l’aminofillina, la teofillina e la bamifillina. Torniamo un attimo indietro: abbiamo detto che l’ATP diventava cAMP però quest’ultima non rimaneva tanto tempo in circolo perché veniva eliminata dalla fosfodiesterasi. Questi farmaci agiscono proprio sulla fosfodiesterasi, inattivandolo; di conseguenza rimane più in circolo il cAMP responsabile del blocco dei costrittori. Poi abbiamo gli anticolinergici, tra cui l’Ipatropio. Queste sostanze hanno un azione opposta alla stimolazione del colinergico che ci dava con un meccanismo diretto la broncocostrizione. Si oppongono alla liberazione dell’acetilcolina dalle terminazioni nervose del sistema colinergico che va ad agire sui recettori gamma della membrana. Poi ci sono i corticosteroidi, una categoria immensa di farmaci dotati di potente attività antinfiammatoria. Hanno due importantissime azioni nella terapia broncopolmonare:
Attività broncodilatatrice Antinfiammatoria perché vanno ad agire sui meccanismi che portano all’infiammazione, cioè inibiscono la fosfolipasi 2 che mette in piedi una cascata di azioni che porta infiammazione. Infatti la fosfolipasi 2 va ad agire sulla liberazione di acido arachidonico dai fosfolipidi di membrana che liberano a sua volta le cicloossigenasi e le lipoossigenasi, sostanze che aumentano l’infiammazione. Il corticosteroide agisce bloccando l’inizio di questa catena e l’infiammazione stessa. Hanno anche un’azione antiedema, conservano l’integrità delle membrane, riducono l’accumulo tessutale di istamina. Non hanno soltanto un’attività di prevenzione dell’infiammazione, ma sono anche dotati di attività broncodilatatrice, rendendo più disponibili i recettori ß per l’instamina, l’adrenalina, e le prostaglandine. Dalla stimolazione di questi potenti mediatori si porta alla liberazione di cAMP.
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